venerdì 18 maggio 2018

Ci si illude - Michele Mari

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Ci si illude
che scriversi sia pur sempre
un modo di far l'amore.

In realtà sappiamo
che il più grande scrittore di ogni tempo
si chiamava Onan
 
"Ci si illude" è una poesia tratta dalla raccolta organica "Cento poesie d'amore a Ladyhawke" di Michele Mari; il testo mi ha colpita per l'apparente semplicità scongiurata dall'ambiguità dell'interpretazione del testo.

Il componimento è costituito da due terzine, i cui versi non presentano una metrica definita. Lo schema ritmico è libero, caratterizzato da una assonanza semplice differente in ogni strofa, eccezione è il nome "Onan".
 La struttura simmetrica pare suggerire un parallelismo di contenuti o una duplice realtà, che irrimediabilmente sfocia nell'enigmatico.


I primi tre versi rimandano ad una situazione concreta, allocata nella quotidianità del poeta innamorato: uno scambio di scritti con l'amata ricondotto all'atto amoroso. Scriversi divine un appartenersi, svelarsi e donarsi paragonabile all'intimità concessa a pochi. La metafora dal gusto romantico sancisce una distanza fisica tra gli innamorati dalla quale sorge la necessità di un contatto scritto.
Il motivo idilliaco dell'amore intellettuale è infranto dall'introduzione di un riferimento biblico: Onan, secondo figlio di Giuda, sposato con la cognata secondo la legge del levirato, si rifiutò di concepire con lei un figlio che sarebbe stato riconosciuto come del fratello; per evitare la gravidanza egli impiegò la pratica del coito interrotto ottenendo la punizione divina. Dal nome proprio del personaggio deriva il termine "onanismo" utilizzato per indicare l'impiego di pratiche anticoncezionali e, più impropriamente, l'autoerotismo. 
Nella seconda parte del testo, il concetto iniziale rivela la reale entità dell'atto intellettuale: una "masturbazione" continua volta al proprio benessere. E' così introdotta la dimensione del dialogo interiore: illuso di scrivere per l'altro il poeta esorcizza pensieri e sentimenti scaturiti da un amore complesso.

Il bisogno di un contatto concreto con l'amata si confonde con l'indagine interiore posta in una dimensione astratta. Paradossalmente, pare più semplice elevarsi spiritualmente rispetto all'avvicinarsi realmente alla donna.
L'ambiguità potrebbe tuttavia risolversi nell'inganno: la coincidenza "tu" ed "io" può essere considerata dichiarata dal primo verso dal verbo riflessivo "scriversi", mutando la figura della donna in fittizia o simbolica (Musa che guida l'io lirico). L'ipotesi, per quanto anch'essa affascinante, non è sostenibile poiché l'intero canzoniere riguarda un amore impossibile, tormentato e profondamente vero. L'amata esiste.
Spero che questo breve testo poetico vi abbia affascinati quanto me.
Fondamentale tenere conto dell'appartenenza del brano ad una raccolta organica, l'interpretazione specifica è pervasa dai motivi complessivi del volume.

Credo scriverò un post su "Cento poesie d'amore a Ladyhawke".

A presto,
Erica.


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