martedì 13 dicembre 2016

Sei come sei - Melania G. Mazzucco

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Buona sera cari lettori, oggi desidero proporvi il post riguardante "Sei come sei" di Melania Mazzucco.
Questo libro mi è stato regalato in ottobre per il mio compleanno ma, purtroppo, non mi ha soddisfatta.
"Sei come sei" mi ha lasciata completamente indifferente e, sofferente, solo rispetto ad alcuni elementi non positivi che vi mostrerò nella parte centrale del post.

E' da molto che non presento contenuti sul blog, sono stata occupata nello studio e questo fine settimana ho preferito passare del tempo con mia madre. Siamo state alle terme di Montegrotto, luogo molto rilassante, ve ne parlerò in modo esauriente in seguito.

Spero che anche voi abbiate passato buone vacanze!


Informazioni generali:

Titolo: Sei come sei
Autrice: Melania G. Mazzucco
Anno di edizione: 2013
Casa editrice: Einaudi 
Collana: Super ET
ISBN: 978-88-06-22455-4
Prezzo: 17,50€
Genere: Romanzo
Struttura: Il volume presenta 248 pagine suddivise in otto capitoli.
La trama:

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Eva ha undici anni ma sa già cos’è il dolore. L’ha scoperto quando suo padre Christian è morto all’improvviso. Eva sa anche cos’è l’abbandono, perché anche suo padre Giose adesso non c’è più: se n’è andato a vivere in montagna quando il tribunale, dopo la morte di Christian, ha deciso che non è lui il tutore più adeguato per sua figlia, non è lui (che l’ha voluta, cercata, cresciuta, amata) la persona che può prendersene cura nel migliore dei modi, e ha preferito affidarla a uno zio. Ma Eva conosce bene anche la felicità: perché lei, Christian e Giose sono stati una famiglia felice, unita e bellissima. Christian: insegnante di letteratura latina, ricco, razionale, prudente e talvolta persino distaccato. Giose: meteora della musica punk-rock, istintivo, esuberante, affettuoso fino all’eccesso. Innamorati, decisi a stare insieme per sempre, ad essere una famiglia, per avere un figlio sono andati fino in Armenia. Ed è lì che è nata Eva: fiera e orgogliosa, lettrice appassionata, dotata di un talento raro per raccontare storie.
Sono passati tre anni dalla morte di Christian e dalla separazione forzata da Giose, Eva ha undici anni e viaggia sola. In treno verso Roma, dopo un litigio feroce con i compagni di classe, scappa dalla sua vita e torna da suo padre, per fargli tutte le domande che non gli ha mai fatto.
Insieme, Eva e Giose risaliranno la penisola per affrontare le conseguenze del gesto di violenza che ha innescato la fuga. E durante il viaggio, la ragazzina scoprirà molto su se stessa, sui suoi genitori, e sulla storia meravigliosa a cui deve la vita.
Cosa penso di questo volume:

Prendiamo in considerazione per prima cosa, la narrazione, analizzandola nei punti chiave. Le mie critiche ed osservazioni saranno evidenziate in grassetto, in modo tale da renderle chiare ed evidenti, in corrispondenza dei punti della trama che non mi hanno soddisfatta.
Eva è una bambina di 11 anni, amante della cultura, della mitologia e brava nel raccontare storie. Queste qualità tuttavia, non emergono praticamente mai durante lo sviluppo della trama; ogni tanto vi è solo qualche accenno alla mitologia e alle divinità greche.
Eva è di origine armena poiché nata da una madre surrogata dell'Armenia che ha portato avanti la gestazione per conto di Christian e Giuseppe (soprannominato Giose). Questi ultimi sono una coppia di omosessuali conosciutasi negli anni '80: Giose era un famoso cantante punk-rock acclamato da molti e Christian era un uomo proveniente da una famiglia benestante e religiosa. Quest'ultimo decise, la sera di un concerto, di recarsi alla roulotte dell'artista per conquistarlo; l'amore e l'attrazione nacque immediatamente tra i due.

I due uomini, nonostante le diversità caratteriali ed i litigi, si amano senza remore e decidono di condividere la medesima casa. 
La famiglia di Christian non approva l'unione non ancora legittimata; essi non criticano o disapprovano l'omosessualità del figlio direttamente ma attraverso alcuni paradossi: essi non sopportano che il figlio colto, grazie al suo lavoro proficuo, mantenga il compagno disoccupato ma, accettavano il mantenimento dell' ex moglie Aurelia. Ho apprezzato che l'autrice abbia evidenziato l'irrazionalità che spesso contraddistingue le persone che discriminano gli individui per etnia, religione od orientamento sessuale.
Christian mantiene Giose in quanto quest'ultimo ha una personalità libertina, sembra non aver perso l'animo ribelle di quando suonava e cantava ai suoi famosi concerti punk-rock degli anni '80. Egli non ha un'educazione regolare e dopo il fallimento della carriera da artista con conseguente depressione, non riesce a trovare un altro impiego. Un aspetto molto negativo è la contraddizione racchiusa nella fine della carriera di Giose, non bene esplicata dall'autrice: "avevano paragonato i suoi testi a quelli di Ian Curtis e, la sua voce a quella di Nico dei Velvet Underground", gli era stato chiesto di recarsi negli Stati Uniti per un concerto, ogni qual volta che suonava la platea era gremita e i suoi testi erano conosciuti praticamente da tutti gli amanti del genere! Come può un artista essere totalmente dimenticato dopo un tale successo? Non ci è dato saperlo.

La coppia, dopo alcuni anni entra in crisi; durante un viaggio a Budapest tuttavia, il sentimento di paternità giunge improvvisamente, riavvicinando i due innamorati. Mi è piaciuto molto come l'autrice ha descritto la voglia dei due uomini, in particolare di Giose, di diventare genitori: essi si trovano al museo d'arte Szépmuvészeti Mùzeum e un quadro rappresentante Giuseppe e Cristo in fasce li colpisce nel cuore.
L'Armenia viene scelta come culla per la loro neonata.

Eva, Christian e Giose vivono spensierati e felici.
Christian lavora assiduamente, sia all'esterno che a casa, mentre Giose si occupa della bambina seguendola nella sua routine da scolara.
Secondo il mio parere l'autrice non ha "emancipato" l'omosessuali al meglio, ella talvolta ricade nei classici stereotipi riguardanti gli omosessuali. Giose e Christian son ben caratterizzati e distinti ma, sono legati, il primo, al ruolo di "mamma": colui che è casalingo e che si occupa solamente della figlia; mentre, il secondo, è il tipico uomo in carriera. Giose è descritto come l'individuo stravagante della coppia che si veste in modo estroverso, colorato e kitsch. Per una volta non potremmo rappresentare una famiglia omosessuale senza attribuire il ruolo di "femmina" o di "uomo" ad uno dei due? (Distinzione offensiva anche nei confronti di noi donne in quanto, una femmina in una coppia non deve necessariamente essere colei che si occupa della casa e della famiglia). Perchè un omosessuale deve necessariamente vestirsi in modo appariscente ed esagerato?
La coppia, a detta dell'autrice, oltre ad Aurelia sembra avere amici solo omossessuali ... perchè?

L'equilibrio famigliare viene alterato dalla morte di Christian in seguito ad un incidente; Eva viene così affidata al fratello del padre deceduto (residente a Milano, sposato e con due figli) poichè Giose non è stato ritenuto idoneo per la crescita della bambina. Nell'epoca in cui è ambientata la storia, il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso non era ancora stato approvato.

Eva a Milano è infelice, il padre si reca a trovarla sempre più di rado, fino ad isolarsi completamente in un casolare in collina. 
 Eva è costantemente schernita dai suoi compagni di classe, in particolare da un gruppo di quattro ragazzi. Un giorno la scolaresca si reca a Brera ma, alla stazione metropolitana di Bisceglie, Loris Forte inizia a canzonare Eva insieme agli altri tre ragazzini; il compagno le ruba una foto rappresentante Christian. Loris, nonostante offenda Eva con parole orribili, è innamorato di lei e vuole chiederle un bacio in cambio della restituzione della foto. Eva, in preda alla rabbia, spinge il ragazzo facendolo cadere sui binari proprio all'arrivo del treno. Lei scappa alla Stazione Centrale per cercare Giose nei d'intorni di Roma mentre, Loris viene portato in ospedale; fortunatamenete non è stato investio dal veicolo.

Eva raggiunge Giose che immediatamente decide di intraprendere il viaggio per riportarla al Nord dal cognato; prima di tornare a casa Eva decide però di andare a trovare Loris all'ospedale. I due bambini si dichiarano tacitamente l'interesse reciproco e si propongono di diventare grandi amici.
I due genitori, la madre di Loris e Giose, si accordando per non provvedere per nessuna conseguenza penale. Personalmente, trovo questo finale alquanto irrealistico: accetto il perdono tra i due giovani, in quanto undicenni potrebbero non concepire la gravità dell'accaduto e far prevalere il sentimento d'affetto; la madre del ragazzino invece, come ogni genitrice in una situazione del genere, avrebbe dovuto prendere provvedimenti giuridici nei confronti di Eva che, sarebbe poi stata seguita da uno psicologo.
Mi sono molto piaciute le continue regressioni, parallele al viaggio di Eva e Giose, che spiegavano ed illustravano al lettore la storia d'amore tra i due uomini.

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Per concludere con le mie osservazioni, posso affermare di aver apprezzato la sensazione generale che l'autrice mi ha trasmesso: quella di Eva è una famiglia normale, accomunata agli altri nuclei famigliari dai medesimi problemi, gioie ed infelicità.

Avrei preferito che l'autrice si soffermasse maggiormente sulla battaglia legale per l'affidamento di un bambino non riconosciuto, in modo tale da sensibilizzare i lettori riguardo questo argomento. Avrebbe potuto evidenziare con crudezza la struggente sesazione di separarsi da un figlio e, le difficoltà che da sempre queste coppie di unico genere hanno riscontrato con la legge.
 
Gli stereotipi nei quali Melania Mazzucco ricade non mi fanno concepire quest'opera come una vera e propria denuncia alle discriminazioni verso gli omosessuali. Questi ultimi mi hanno inoltre molto infastidita.
 
Non ho sopportato alcuni errori elementari nella costruzione delle frasi e la sintassi con la quale sono rappresentati i discorsi diretti. Essi sono delineati da - trattini - e non dalle classiche "virgolette", molte volte essi non sono però presenti creando confusione nel lettore: un discorso che appare sintatticamente indiretto è invece diretto.
Il linguaggio e lo stile sono semplici, talvolta arrichiti da parole abbastanza inusuali che talvolta sembrano stonare.

 

Cari lettori, spero siate riusciti a leggere questa lunga recensione. Ho impiegato molto a scriverla, è difficile comprendere cosa esattamente non ti è piaciuto di un volume che ti ha lasciata indifferente.

Voi avete già letto questo libro? Vi è piaciuto? Conoscevate Melania Mazzucco?
Ditemelo in un commento se vi va!

Ci "leggiamo" presto!

Erica

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