sabato 24 dicembre 2016

Robot tra noi: Cosa sono? Dove impiegarli? A quali problematiche portano?

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 Buona sera lettori!
Oggi desidero augurarvi Buon Natale e Buone Feste proponendovi questo articolo. Quest'ultimo tratta il rapporto tra i robot e la nostra società; l'ho scritto come esercitazione a scuola ma, ho ritenuto che potesse essere un contenuto interessante.
 
Li temiamo ma al contempo ci affascinano: cosa sono realmente i robot? In quali ambiti vengono impiegati? A quali problematiche etiche e socio-economiche portano?
Queste, sono le domande che noi umani ci poniamo quando si discute di robotica.

La robotica è la scienza che tratta della progettazione e dello sviluppo di robot. Essa è "interdisciplinare" poiché diviene branca della meccatronica, dell'informatica, della psicologia, dell'automazione e della biologia.
Fu Karel Căpek, nel 1920, ad introdurre per la prima volta nella storia il termine robot: esso deriva dal ceco robota e significa lavoratore. La nuova parola coniata dallo scrittore cecoslovacco, trova corrispondenza nella definizione adottata dal Robot Institute of America; questa ultima descrive il robot come un "manipolatore polifunzionale e riprogrammabile" abilitato nell'esecuzione di diversi compiti.


I robot, possono essere suddivisi in diverse tipologie in relazione all'ambito d'impiego: industriali, sociali e chirurgici.
I robot industriali, i primi applicati nella storia umana, sono oggi utilizzati in quasi tutto il settore secondario. Essi svolgono decine di applicazioni differenti, consentendo di ridurre costi e tempi di produzione.
I robot per il sociale, individuano un nuovo utilizzo della robotica, destinata a divenire nel futuro, uno strumento di interazione sociale. Eliminata la barriera della sicurezza, tramite accurate norme e certificazioni, i robot potranno entrare a far parte della nostra vita quotidiana. Nel XXI secolo, lo sviluppo dei robot sociali è però ancora limitato: vi sono alcuni esempi commerciali e risultati esclusivamente sperimentali. Gli automi utilizzati per il sociale sono per lo più per il gioco, per il cinema (animatronica) e per l’assistenza agli anziani (domotica). Sono recenti e ancora in fase di sviluppo, i robot per l’interazione artistica, lo sport e la musica.
In ambito medico, l’impiego della robotica sta rivoluzionando la pratica chirurgica (Computer Aided Surgery) e clinica. Negli ultimi anni, diversi sistemi robotici sono stati progettati e commercializzati per completare gli apparati di chirurgia mini-invasiva, con strumentazioni in grado di rendere naturale ed intuitivo un intervento. I sistemi di intervento robotici, pur richiedendo una squadra medica altamente specializzata, hanno numerosi effetti positivi: riducono i tempi di recupero del paziente, limitano le complicazioni dovute ad infezioni post-operatorie e lo stress fisico.

I robot possono quindi sostituire la manodopera umana, come si è visto nel settore industriale, o collaborare, come accade nel settore medico. La Stampa.it, in un articolo del 2014, afferma: << Nei prossimi 10 anni, 10 milioni di posti di lavoro verranno persi in Gran Bretagna perché a svolgerli non saranno più esseri umani, ma robot. In un Paese che ha 30 milioni di persone occupate sembra a prima vista una brutta notizia, ma non è così. >>.
L'affermazione è forte, a tratti preoccupante; da statistiche recenti emerge tuttavia che, sempre in Inghilterra, i lavori più a rischio sono quelli più vecchi e con salario inferiore, che fatturano un reddito minore di 30 mila sterline (38 mila euro) annue. I posti sicuri sono invece quelli retribuiti oltre le 100 mila sterline ovvero, gli impieghi  che richiedono competenze creative e altamente specialistiche.
I lavori destinati a scomparire, divengono quelli ripetitivi o costituiti da semplici azioni meccaniche che, grazie all'uso di strutture modulari e standardizzate, potranno essere svolti da automi.
Gli esperti dichiarano che nel corso del tempo si origineranno nuovi lavori, specialistici e riguardanti quegli ambiti dell'intelligenza umana, come la creatività ed il pensiero critico, che difficilmente possono essere riprodotti dalle macchine.
Diviene d'obbligo, nei prossimi anni, responsabilizzare gli studenti riguardo le possibilità di lavoro reali offerte dai diversi corsi di studi, mostrando i lavori destinati a perdurare o a scomparire. In un mondo in costante evoluzione, ogni individuo deve possedere capacità diversificate; ognuno deve poter essere in grado di affrontare diverse carriere, in modo tale da avere una maggiore possibilità di adattamento ai sistemi in mutamento.
Roberto Crapelli (amministratore delegato della Roland Berger Italia), appoggiando quest’ideologia, enuncia: << Nella mia esperienza tutte le rivoluzioni tecnologiche hanno aumentato i posti di lavoro. La robotica ha reso inutili gli operai che saldavano i pezzi di un’auto, ma ha fatto aumentare la produzione di veicoli e ha fatto nascere le fabbriche che costruiscono i robot. E se la parte più noiosa di quello che fa un contabile non sarà più necessaria, lui potrà diventare un consulente che ottimizza le spese aziendali. >>.


Per quanto l'implemento delle macchine nei vari livelli della società potrebbe non portare ad un aumento della disoccupazione, emergono comunque problemi etici consistenti.
L'etica riguardante la robotizzazione del mondo è definita roboetica; essa si interroga sulle problematiche legate ai robot e alla loro interazione con l'uomo, la società ed il mondo circostante. Il Dott. Spyros G. Tlafeztas, leader dell'Intelligent Automation System (IAS) ci offre la definizione più recente di roboetica, tratta dal volume Roboethics: “ramo dell'etica applicata ovvero, riflessione filosofica, sistematica ed informatica che, nello specifico, studia le conseguenze negative e positive dei robot nella società, con lo scopo di promuovere la progettazione, lo sviluppo e l'uso morale dei robot "intelligenti" ed "autonomi"”.

La questione morale più discussa è l'antropomorfizzazione fisica e psichica delle macchine e la conseguente disumanizzazione degli esseri umani.
Per quanto riguarda l'antropomorfizzazione essa potrebbe risultare utile negli ambiti sociali, nei quali l'individuo ha magari necessità di maggiore empatia tuttavia, essa potrebbe portare l'utente ad aspettative errate. Nonostante una macchina sia "umanizzata" essa non può comunque rispondere ad ogni esigenza dell'individuo e le sue reazioni agli impulsi esterni non potranno sempre simulare quelle naturali di un essere umano. La componente psicologica ed il pensiero, sostengono i neuro scienziati,  negli umani dipendono e sono connessi alle strutture materiali del cervello e del corpo. Le macchine, benché autonome ed evolute, non sono costituite dalla medesima materia umana e non sono caratterizzate da una storia biologica; esse si limitano ad eseguire le istruzioni impartite, la loro comprensione è infatti di tipo formale e non di contenuto.

La seconda perplessità riguarda l'ambiente: quanto ci costeranno questi "manipolatori" a livello energetico? Il quesito è importante, un incremento di strumentazioni tecnologiche alimentate a corrente potrebbe gravare la situazione, già critica, odierna. Molti ricercatori hanno sviluppato i cosiddetti "eco-robot" ovvero, automi in grado di alimentarsi producendo autonomamente energia da alcuni scarti organici, portando al limite le quantità di anidride carbonica emessa. Le macchine che seguono una filosofia eco-compatibile traggono energia prevalentemente dal fotovoltaico, dalla degradazione di rifiuti, dall'idrogeno e dalle pile di combustibile.

Sarà però realmente possibile creare robot ad impatto "quasi" zero? Auspichiamo di sì.
Portare inoltre la macchina allo stesso livello dell’uomo è disumanizzare quest'ultimo? Dimentichiamo forse che noi produciamo automi inserendo in essi le nostre conoscenze e, fintanto che noi non progrediamo non progrediranno neanche loro.

 
Fonti:

http://www.progetto-e-robot.it/?page_id=72
http://www.robotiko.it/robot/
http://www.panorama.it/economia/lavoro/lavori-futuro/
http://www.lastampa.it/2014/11/12/economia/buona-notizia-i-robot-ci-rubano-il-lavoro-qKXwq873lGEgW7imOcjvWM/premium.html
http://thenexttech.startupitalia.eu/54976-20160531-robot-lavoro-occupazione-futuro
http://www.adrirobot.it/pathfinder/robot_ambiente/pdf/RE-079.pdf
http://lucachittaro.nova100.ilsole24ore.com/2007/07/09/antropomorfizza/?refresh_ce=1


Spero tanto che l'articolo vi abbia allietati. Ditemi il vostro parere in un commento!

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2 commenti:

  1. Finché le persone continueranno a mantenere un atteggiamento prevenuto nei confronti dei robot non ci sarà mai integrazione di essi nella società. Ciò dipende dal fatto che la gente di sente minacciata dai robot per paura di essere rimpiazzata da essi.
    Grazie per aver contribuito all'informazione in questo campo.

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    1. Sono felice che ti sia piaciuto l'articolo. Grazie per aver commentato e per aver espresso la tua opinione riguardo questo argomento!

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