lunedì 26 settembre 2016

Ricordi di un ragazzo del '35 - Una vita in 646 parole

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Villa Bongiovanni, situata in Via Perarolo (Locara), poco prima dell'osteria dalla quale Ilario ammirava la dolce Silveria.



















Racconto di Ilario Regalin

Avevo all'incirca 25 anni quando mi innamorai della mia futura consorte.
Ero solito passare del tempo al bar osteria del mio paese, intrattenendomi con gli amici.
La domenica e talvolta anche in altri giorni, dal mio solito tavolo potevo vedere passare una graziosa ragazza che si recava in chiesa insieme alla sorella minore. Si chiamavano Silveria ed Umbertina.
Io esclamavo ai miei amici: << Che bella quella ragazzina, sembra una bambola! >>, e loro rispondevano guidati dall'ignoranza: << Guarda che quella è una napoletana, dorme con il coltello sotto il cuscino! >>.
Silveria e la sua famiglia giungevano dall'isola di Ponza che, dai miei compagni, era considerata estremo sud. Nell'immaginario collettivo le persone originarie del solare meridione erano tutti criminali.

Un giorno venni a sapere che mia sorella Liliana, che oggi vive in Austria, si recava periodicamente a casa della famiglia Manfro per imparare a tessere le borse di nylon da vendere su commissione per una piccola ditta.
Io immediatamente la convinsi a portarmi con lei, con la scusa di voler imparare l'arte dell'intrecciatura per guadagnare qualche soldo in più; corteggiai la bella Silveria e dopo la diffidenza lei iniziò a ricambiare i miei sentimenti.

Tulio in fratello maggiore della mia amata, trovò lavoro alla clinica San Siro di Milano; anche i restanti fratelli vennero impiagati dopo il superamento dell'esame medico. Io feci la domanda per il medesimo posto ma mi venne rifiutato a causa di una macchia ad un polmone destro dovuta ad una pleurite avuta in giovane età. Nella commissione che mi esaminò vi era il sindaco Pietro Bucassoli che commentò ironicamente: << Ci sono già abbastanza malati in ospedale! >>.
Andai così a lavorare come infermiere generico alla Columbus.
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Clinica Columbus

Durante il lavoro alla clinica, Silveria era impiegata come collaboratrice domestica nella casa di un ingegnere aeronautico di nome Bonifacio. Io ero corteggiato da due donne e, confessai alla mia amata, attraverso delle lettere, che temevo un giorno di cedere a quelle lusinghe. Le domandai così se era disposta ad un primo contatto fisico, lei rispose si.
Un giorno nel quale Bonifacio e la famiglia lasciarono la casa per passare delle brevi vacanze, io andai a trovare Silveria e lì consumammo il nostro amore.
Ella rimase rimase incinta del nostro primo figlio, Renato.
L'emorragia dell'atto non accennava però a fermarsi, continuò per una settimana circa; io preoccupato chiesi aiuto ad una ostetricia, la Sigr. Crippa, che lavorava come me alla clinica. Ella mi diede delle punture da fare alla mia futura moglie e il sangue si fermò nell'arco di due giorni.

Io e Silveria ci sposammo nel 1960 ed andammo a vivere in una piccola camera nella casa dei genitori di lei, non avevamo i soldi per comprare una nostra proprietà.

Dal mio barbiere di Via Osopo a Milano, il Sigr. Rapone, venni a sapere che una pittrice russa che viveva in centro, aveva una casa di 50 Mq pronta per essere affittata.
Io entusiasta mi accordai con il barbiere che avrei dato a lui i soldi per pagare i tre mesi di affitto in anticipo, per poi consegnarli alla padrona di casa. All'epoca si usava anticipare l'affitto e, se alla fine della permanenza nulla era rovinato, quei soldi venivano restituiti.

Un giorno la pittrice mi chiamò: << Sigr. Regalin quando pensa di pagare l'affitto della casa?! >>.
Io risposi sorpreso: << Ho pagato tempo fa, i soldi li ho dati a Bonifacio che doveva consegnarli a lei. >>.
<< Io non ho ricevuto nulla dal barbiere. >>.

Quello stesso giorno, nonostante fossi appena rincasato dal turno di notte, andai a casa di Bonifacio e lo minacciai: << Se non mi restituisci i soldi ti ammazzo! >>. In poche ore ricevetti l'assegno, andai a controllare che non fosse scoperto e pagai la proprietaria di casa.

Lavorando costantemente per 40 anni, senza mai prendere ferie riuscì a comperare la prima dimora mia e di Silveria.

7 commenti:

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  2. Davvero una bella storia. È triste Come certi stereotipi sui meridionali che erano presenti allora sussistano ancora oggi e come invece chiunque si può approfittare delle altre persone indipendentemente dal luogo di appartenenza, come il signor Bonifacio in questa storia.

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    1. Sono felice che ti sia piaciuto!

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  3. Bellissima questa rubrica, e bellissimo racconto!
    Mi piacciono queste storie vere :D

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  4. Ciao, stavo esplorando il tuo blog e ti devo proprio fare i complimenti perché questa rubrica è davvero bella!
    Mi piacciono i ricordi dei tempi passati, anche a mio nonno piaceva raccontare di quando era giovane e io non mi stancavo mai di ascoltarlo.
    Tornerò ancora per leggere tutti i post :)
    Ti mando un abbraccio virtuale e ci leggiamo presto!

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    1. Ciao Cara, sono davvero felice che questa rubrica e che il mio blog ti piacciano. Se ti va puoi scrivermi un messaggio privato sulla pagina Facebook o su Google+ per raccontarmi, nel modo più dettagliato possibile, un ricordo di uno dei tuoi nonni. Sarei molto felice di inserirlo nella rubrica!

      Un bacione,
      Erica

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