mercoledì 7 settembre 2016

I racconti di Pietroburgo - Nikilaj Vasil' evic Gogol

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Cari lettori, oggi vi presento questo post in cui parleremo di Gogol' e della sua opera.
Ho scritto molto oggi, cercando di essere esauriente, se volete sapere direttamente cosa ne penso leggete l'introduzione, la parte iniziale de "Il mio parere su questo volume" e la parte finale.
Buona lettura!

Informazioni principali: 

Titolo: I racconti di Pietroburgo.
Autore: Nikilaj Vasil' evic Gogol.
Traduttore: Pietro Zveteremich.
Genere: Raccolta di raccoti realisti e nel contempo mistici/grotteschi.
Anno di stesura: dal 1831 al 1840/41 circa
Casa editrice della copia da me letta: Garzanti Editore s.p.a. (i grandi libri).
Anno pubblicazione volume da me letto: 1981.
ISBN: 88-11-58034-X.
Prezzo: non leggibile.
Struttura: Il volume presenta un introduzione di Serena Vitale ed è sidduviso in cinque parti corrispondenti ai cinque racconti contenuti (La prospettiva Nevskij, Il naso, Il ritratto, Il cappotto, Le memorie di un pazzo).

Presentazione:

Ho acquistato questo volume dell'81 ad un mercatino dell'usato, ero stata attratta dal nome dell'autore che, immediatamente, mi aveva ricordato la Russia.
Da quando mio padre mi disse: << A te potrebbero piacere gli autori russi >>, è nata in me la curiosità e la voglia di scoprire quel mondo imbiancato dalla neve candida ed illuminato dallo sfarzo della corte imperiale.

In particolare, mi interessa la Russia antica fino al XIX secolo circa.

Probabilemente mi sono imbattutta in uno degli autori ruteni più particolari, egli viene infatti definito precursore del realismo magico.
Codesta espressione spiega l'impressione ed il parere sul genere di scrittura di Gogol che la mia mente ha generato: Gogol' è un realista poichè i suoi racconti abbondano di descrizioni, sono ambientati nell'epoca vissuta dall'autore ed i protagonisti sono figure precise e ben definite che si collocano perfettamentene nella quotidianità descritta; i racconti di Gogol' tuttavia, sono costellati da elementi ed avvenimenti dal carattere grottesco, mistico e satirico. In coclusione, il realismo fa da sfondo e risalta la componente surreale delle storie gogoliane.

Dopo avervi presentato una mia piccola riflessione, voglio introdurvi brevemente Nikilaj Vasil' evic Gogol.

 
Egli nacque il 20 marzo del 1809 in una piccola cittadina ucraina, allora sotto il governo russo.
Intraprese gli studi letterari al liceo nel 1821 ed iniziò ufficialmente a scrivere nel 1825, la sua prima opera fu I masnadieri, tragedia andata perduta.
Nel 1828 Gogol' si trasferì a Pietroburgo, dove intraprese la carriera di burocrate.
Nel 1829, dopo un insuccesso letterario, andò in Germania ma difficoltà economiche lo costrinsero a tornare in patria.
Nel 1831 incontrò il poeta Aleksandr Puškin e pubblicò la sua prima opera di successo: Veglie alla fattoria presso Dikan'ka.
Nel 1834 fu nominato Professore aggiunto di Storia all'Università di Pietroburgo. Nel 1835 pubblica gli Arabeschi, La prospettiva Nevskij, Il ritratto e Mirgorod, una raccolta di racconti in due parti; inoltre "per motivi organizzativi" non gli fu rinnovato l'incarico di Professore.
Dal 1836 Gogol' si dedicò interamente alla stesura dei suoi racconti.
Dopo aver visitato la Svezia, la Germania, l'Italia, Praga, Francoforte, Malta, Costantinopoli, Gerusalemme ed Odessa, l'autore ruteno muore a Mosca il 21 febbraio 1852, all'età di 43 anni.
Gli ultimi anni di vita del giovane russo furono dilaniati da una crisi religiosa interna: da una parte vi è il desiderio di comprensione cristiana verso gli altri, dall'altra il desiderio di sottoporre a dura satira i costumi della società russa.

Per ulteriori approfondimenti: QUI

Come abbiamo potuto vedere o almeno dedurre da quello appena scritto, Gogol' era un uomo curioso, amante dei viaggi ed un ottimo osservatore. Egli era protagonista del suo tempo e racchiudeva la sua realtà nei racconti da lui scritti; la componente grottesca e surreale, secondo il mio parere, rispecchia forse la psicologia particolare dell'autore.

 Il mio parere su questo volume:
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Cercherò di parlarvi in modo completo di questo volume procedendo per punti; prima vi illustrerò il mio parere sul liguaggio e sulla traduzione ed, in seguito, discuteremo dei singoli racconti che compongono la raccolta.

Il liguaggio e, di conseguenza, la traduzione, li ho trovati magnifici.
Lo stile proposto dalla traduzione mi pare fedele a quello ottocentesco: i periodi sono articolati e chiari e, l'autore diviene narratore. Nei racconti vi è spesso un intervento diretto di Gogol' che parla al lettore e, altrettanto di frequente, sono presenti termini in lingua originale spiegati a piè di pagina.

Personalmente adoro quando l'autore parla direttamente al lettore, sembra di tenere una conversazione in cui ci vengono raccontate storie.

Per comprendere al meglio lo stile di Gogol' (e del qualificato traduttore) vi inserisco qui di seguito degli estratti dai diversi racconti:
 




 
 Vi consiglio, per una lettura facilitata, di ingrandire le immagini cliccandoci sopra.

Ora, parliamo dei singoli racconti, le trame che riporterò qui, saranno prese da Wikipedia.

 La Prospettiva Nevskij

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Di questo racconto, risalente al 1835, mi è piaciuta molto la parte descrittiva; prima dell'inizio della storia Gogol' presenta al lettore la Prospettiva Nevskij, descrivendo in base all'ora, i tipi di persone che la percorrono.
Nella nostra mente comparirà questa maestosa via pietroburghese e chiaramente vederemo i basettoni degli impiegati al Ministero degli Esteri.

La storia narra di questo giovane pittore intento a passeggiare sulla Prospettiva con Pìrogov; l'artista, all'improvviso, vede e s'innamora di una giovane. Quest'ultima è una prospettiva e Pìskarëv inizia ad incontrarla nei suoi sogni. Dopo molto tempo "i sogni diventarono infine tutta la sua vita e da allora la sua esistenza prese uno strano andamento: si può dire che dormisse quand'era sveglio e vivesse quando dormiva.".
Un giorno il pittore, non soddisfatto da questa vita d'illusone, decise di cercare la giovane prostituta per chiderle di maritarsi. Lei lo respinge brutalmente. Pìskarëv decide così di annegare nella bellezza dei sogni, assuemendo quantità ingenti d'oppio per dormire.

Questa malsana vita lo porta alla morte.
Pìrogov, nel contempo, si invaghisce di una tedesca sposata con un artigiano; egli viene poi fustigato dal marito della donna.

In sintesi, di questa storia ho apprezzato maggiormente la parte realista (quindi descrittiva); la storia d'amore folle, unica in tutta la raccolta, non è la mia preferita.

Il naso

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Questo racconto è stato scritto nel 1836 ed è uno dei miei preferiti: esso è grottesco, fantastico, umoristico e realista (sempre per la componente descrittiva e per la narrazione).

La trama è la seguente (tratta da Wikipedia): L'assessore di collegio Kovalèv, svegliatosi una mattina senza il suo grande naso, teme di veder definitivamente compromessi i propri rapporti sociali e i futuri avanzamenti di carriera, tanto più che il suo organo olfattivo si spaccia ora per un consigliere di Stato e se ne va in giro per la città in carrozza. Falliti i tentativi di mettere un annuncio sui giornali e di ottenere l'intervento del commissario di quartiere per recuperare il naso, Kovalèv se lo vede restituire da una guardia che l'ha arrestato mentre cercava di espatriare. A Kovalèv non rimane che trovare il sistema per far tornare il naso al suo solito posto.

Questa storia l'ho adorata, mi ha fatto ridere molto, l'umorismo è unico, derivato dalla situazione surreale esaltata dallo sfondo realista. Questa sovrapposizione rende il racconto più credibile, come se Gogol' riportasse fedelmente dei fatti normali nella quotidianità di Pietroburgo.

L'audio-lettura, in caso vogliate ascoltarla:
 


Il ritratto

 Nikolaj Gogol, biografia e citazioni
Questo racconto scritto nel 1833/1834 mi è piaciuto molto: la storia è intrigante, misteriosa, inquietante e grottesca. Il rapporto tra il quadro ed il protagonista mi ha ricordato il rapporto tra Dorian Gray ed il suo ritratto: orrore, paura e contemporaneamente fascino.

La storia (tratta da Wikipedia):

Prima parte

Čartkòv, pittore ventiduenne e squattrinato, acquista da un mercante d'arte il ritratto di un vecchio dallo sguardo terribile. La notte Čartkòv vede apparirgli in sogno l'uomo del dipinto, che lascia cadere sul suo letto una fortuna in ducati d'oro, e il pomeriggio seguente trova una grossa somma di denaro nascosta nella cornice del quadro. Da quel momento la fama di Čartkòv inizia a diffondersi per la città, grazie soprattutto a un abile e profumatamente pagato articolo di giornale che lo presenta al pubblico come uno dei maggiori artisti contemporanei. Col passare degli anni Čartkòv trascura il suo talento per realizzare opere senza alcuna originalità, che però accrescono la sua notorietà e la sua ricchezza. Dopo aver visto il dipinto di un giovane pittore che ha rinunciato alle attrattive mondane e ai facili guadagni per dedicarsi unicamente alla propria arte, Čartkòv capisce di aver sprecato la sua vita e il suo ingegno per inseguire unicamente la ricchezza. Quasi impazzito dall'invidia, si mette allora ad acquistare le opere migliori degli artisti emergenti per distruggerle nel segreto della sua casa. Solo la morte porrà fine alla sua folle ossessione.

Seconda parte

Durante un'asta pietroburghese, proprio mentre si sta battendo il ritratto del vecchio, entra nella sala il pittore B., che interrotta la gara inizia a raccontare la storia dell'uomo raffigurato nel quadro. Si trattava di un usuraio, il cui denaro stravolgeva paurosamente il carattere e i comportamenti di coloro che lo chiedevano in prestito fino a farli impazzire completamente. Dopo la morte del vecchio strozzino la maledizione passò nel suo ritratto, che fu dipinto dal padre dello stesso B., il quale fece promettere al figlio di distruggere il quadro non appena lo avesse ritrovato. Con queste ultime parole il pittore B. torna a volgere lo sguardo sulla spaventosa immagine, imitato da tutti i presenti; ma il diabolico dipinto è misteriosamente scomparso.
 
Il cappotto

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 Questo racconto pubblicato nel 1842 mi ha allietata molto; viene qui introdotta definitvamente la componente grottesca nella sua massima espressione: la presenza di uno spettro. 

La storia non mi ha fatta ridere ma mi ha intrattenuta fino alla fine: quest'uomo ossessionato dalla sua metodicità nella copiatura e l'interruzione di essa grazie ad un nuovo cappotto che lo porterà alla sua rovina, mi ha incuriosita molto ... il protagonista infatti, pareva perturbato da numerosi problemi psicologici.

La trama (tratta da Wikipedia): Ambientato nel mondo dell'amministrazione burocratica, Il cappotto tratta la vicenda umana del funzionario Akakij Akakievič Bašmačkin: preso in giro dai colleghi ed escluso dalla vita sociale della Pietroburgo gogoliana, si trova in difficoltà nel momento in cui è costretto a comprarsi una nuova mantella, visto che la vecchia è talmente lisa da non essere più utilizzabile. Visto che i prezzi per comprare un cappotto sono superiori alle sue possibilità, Akakij Akakievič comincia a risparmiare al fine di acquistarne uno per farlo confezionare al sarto Petrovič. L'arrivo del nuovo indumento rappresenta per Akakij un evento estremamente importante, una gioia che rompe l'assoluta ripetitività di un'esistenza dedicata al proprio lavoro, tanto che, appena mostrato il vestito al ministero, Akakij Akakievič pare guadagnare il rispetto di quei colleghi e di quei superiori che prima lo infastidivano quasi ferocemente. Anzi addirittura i suoi colleghi arrivano a organizzare una festa per il suo nuovo cappotto. Questo apparentemente insignificante acquisto sembra poter frantumare le incertezze e l'apatia di Akakij; tuttavia la gioia è di brevissima durata e il dramma dietro l'angolo. Mentre rincasa dalla serata coi suoi colleghi di lavoro, il protagonista viene derubato del cappotto. Annichilito dall'episodio, Akakij Akakievič cerca invano giustizia in ridicole figure di superiori, onde morire poco dopo di freddo, distrutto dalla perdita dell'oggetto. La narrazione ha però un finale fantastico, che vede il fantasma del funzionario vagare per la città derubando i signori dei propri cappotti: la furia dello spirito si placherà solo quando questo riuscirà a intimidire un presuntuoso figuro dei piani alti, che gli aveva negato giustizia per il cappotto perduto.
 
Le memorie di un pazzo
 
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Codesto è l'ultimo racconto della raccolta, pubblicato per la prima volta nel 1835; mi è piaciuto semplicemente perchè l'autore mostra in forma di diario la degenerazione di una malattia mentale.
Alcuni tratti mi hanno divertita, come la corrispondenza tenuta da due cagnoline che per il protagonista hanno la capacità di parlare o, il manicomio che ad Aksentij Ivanovic pare la corte spagnola.

La trama (indovinate da dove è tratta?): Il racconto, scritto in prima persona nella forma di un diario, narra la progressiva discesa nella follia del burocrate Aksentij Ivanovic. Attratto dalla bella figlia del suo direttore, e volendo sapere qualcosa di più sul conto di lei, Aksentij Ivanovic sottrae le lettere che sarebbero state scritte dalla cagnolina Maggie, nelle quali egli crede di leggere tutto il disinteresse della ragazza verso di lui. Appresa la notizia che il trono di Spagna è vacante, Aksentij Ivanovic si proclama monarca di quel Paese, inizia a firmare i documenti come Ferdinando VIII e chiede la mano della figlia del direttore; quindi si mette al lavoro sulla sua divisa da consigliere titolare per farne un manto regale. Ormai divenuto completamente pazzo, Aksentij Ivanovic viene portato al manicomio, che però a lui appare come la corte spagnola.
 
 _______________
 
In conclusione, vi consiglio vivamente di leggere I racconti di Pietroburgo; attraverso questo libro riuscirete a rivivere la Russia ottocentesca incontrando i peculiari cittadini che la compongono. La componente surrelistica e satirica vi farà ridere o sorridere molte volte e, i numerosi accenni all'Italia e alle sue arti vi lusingheranno, rendendovi orgogliosi della patria.
 Interessante come Gogol' esalta i difetti della Pietroburgo dell'epoca, rendendoli più pungenti tramite la satira. Gogol' mi pare condannare il sistema della classi sociali dell'ottocento, da come egli le descrive esse appaiono come gli antichi ceti: chi ha un rango elevato sottomette e canzona i suoi sottoposti. L'autore denuncia, secondo il mio parere, anche la malavita russa: rapine e violenza sono spesso usate come elemento di cambiamento radicale nella vita dei protagonisti.

Leggete Gogol', ognuno può carpire nuovi messaggi racchiusi nei suoi racconti.

Se avete già affrontato questa lettura ditemi cosa ne pensate e, se non l'avete già fatto, se questo post vi ha incuriosito.

Buona giornata a tutti,
ci leggiamo al prossimo post!
 
 
 

4 commenti:

  1. Magari prima o poi gli darò una possibilità, ma non credo che sia il momento adatto, ora come ora :\
    Grazie per avermi avvertito della recensione!! :3

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    Risposte
    1. Di niente, grazie a te per aver dedicato del tempo a quello che ho scritto :3

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  2. Oggi in associazione ci hai sorpresi tutti. Complimenti!
    - Ale - (http://alessandrodevecchi.blogspot.it/)

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