martedì 16 agosto 2016

Ricordi di un ragazzo del'35 - Succolenti drupi ed un ex-prigioniero

 

Ilario Regalin

Mio padre, Arturo Regalin, durante la seconda guerra mondiale venne preso e portato in un campo di concentramento in Germania.

Nel 1945, quando ormai i conflitti volgevano al termine, i Russi invasero il campo di sterminio in cui mio padre si trovava e lo salvarono; lo consegnarono agli Americani che con i carri armati lo riportarono in Veneto.

Passarono dal Brennero, da Verona, da San Martino ed infine da San Bonifacio, paesino vicino a Locara, mio luogo di nascita e d'infanzia.

Io, un giorno di quell'anno, sarà stato maggio o luglio, ero sui rami di un Gelso per mangiarne le deliziose drupe; ad un tratto, dato che l'albero svettava proprio sulla strada principale del paese, vidi dei carri armati passare. Mio padre stava su di uno di essi ma non lo riconobbi.

Una volta tornato a casa ritrovai Arturo lì, era irriconoscibile, magro, sembrava un morto.
Era malato di tubercolosi.

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Questo ricordo per me è molto prezioso, mi piace riviviere attraverso gli anziani il periodo della Seconda Guerra Mondiale. Una realtà lontana e difficile dalla nostra: io non voglio dimenticarla, io attraverso questi brevi scritti voglio commemorare i morti e i sopravvisuti di quei tempi.

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