venerdì 19 agosto 2016

Poesia nata tra le onde del mare: Senegal

Titolo: Senegal


Trenta rivoluzioni
hai sul tuo viso
di terra
bagnata.

In una rima baciata,
racchiusa in un distico,
la progenie tua
hai generato.

Ma ora sola
rifuggi
dal ventre caldo
che tue lacrime dolci ha cullato.

Simbolo arido
per me osservatrice
sei divenuta.

Negli iridi tuoi vedo:
gonfi ventri come cadaveri,
braccia d'esile vetro,
inaspettati sorrisi,
terre non battute da inumane macchine.

Il tuo viso polposo
il tuo profondo riso
urlano:
<< Terra mia ti rimembro ancora. >>
<< Confini illusori mi portano lontano. >>

Io osservo Senegal
racchiuso
tra le tue floride labbra.

Le egre effigi tue profonde vedo,
Senegal.

Simbologia inversa
racchiusa in tua femminea figura:
rigoglioso scuro corpo per un inerte infante di nome Senegal.

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Questo componimento è nato il 25 Giugno a Moneglia mentre ero intenta ad ascoltare il suono delle onde del mare.
Come succede spesso sulle spiagge italiane, quel giorno le mie improduttive occupazioni vennero interrotte da uno dei molti immigrati che girano nella speranza di guadagnare qualcosa; era una bellissima ragazza africana: formosa, armoniosa e con un viso accessorriato di un candido sorriso.
 Ella si propose di farmi una traccia colorata ai capelli per una modica cifra, io accettai volentieri; approfittai di questa occasione per porre delle domande a questa donna.

Scoprì i suoi trent'anni e i due piccoli figli lasciati in Senegal alle cure del marito, lei aveva il compito di cercare fortuna in Italia; raccontava quanto le mancasse la sua terra ed i suoi affetti con un sorriso.

Il componimento che sopra avete letto è stato generato da questo fortunato incontro, ora tenterò di spiegarvelo tramite una parafrasi:


Il tuo viso scuro
come la terra bagnata
mostra i tuoi trent'anni (trenta rivoluzioni terrestri).


Hai dato vita a due (= un distico) bambini nati a poca distanza l'uno dall'altro (essi sono vicini d'età come i versi di una rima baciata).


Ora da sola fuggi dalla tua calda terra,
che le lacrime di te bambina ha asciugato.

Simbolo di un dolore
per me che ti osservo
sei diventata.

Nei tuoi occhi vedo:
i gonfi ventri di coloro che non hanno cibo (sembrano gli addomi dei cadaveri ricolmi di gas),
braccia esili, scarne e fragili come il vetro,
sorrisi inaspettati tra tutta quella miseria,
terre che non sono mai state violate dalle macchine degli esseri umani.

Il tuo viso carnoso,
le tue risa profonde e calde
 dicono:
 << Patria mia ti ricordo ancora. >>
<< I limiti dettati da una società sbagliata, nella quale le ricchezze rimangono nelle mani dei potenti, mi costringe ad emigrare in un altro paese. >>.

Guardando le tue carnose labbra
vedo il Senegal
che mi appare come un bambino di gracile aspetto.

Tutti i segni delle tue sofferenze e dei tuoi dolori
mi sono chiari alla vista,
Senegal.
[In questo caso, come avrete potuto capire, il paese Senegal è personificato in un bambino con l'animo segnato dai dolori.]

Una simbologia inversa, contrapposta
è racchiusa nella tua figura di donna:
un corpo florido, rigoglioso che nasconde gli spasmi di un Paese che è come un infante denutrito e che ha bisogno di salvezza.

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Spero che questo mio componimento vi sia piaciuto.
Il tema sociale ed umanitario è una novità per me, mi sono sorpresa anche io di questa improvvisa ispirazione scaturita da quella donna senegalese.

Fatemi sapere con un commento cosa ne pensate; voglio specificare che in questa poesia il Senegal, anche se non è uno degli stati più poveri dell'Africa, diviene rappresentante di tutte le nazioni e luoghi in cui la vita è una continua guerra.

Buona serata,
Erica.

2 commenti:

  1. Davvero una poesia magnifica. Mi piace in particolare come presenti i figli della donna:
    "In una rima baciata,
    racchiusa in un distico,
    la progenie tua
    hai generato".
    Brava

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