venerdì 12 agosto 2016

La casa in collina - Cesare Pavese

 

 Informazioni principali:

Titolo: La casa in collina


Autore: Cesare Pavese


Genere: Romanzo

Lingua: Italiano


Anno di pubblicazione: 1948


Casa editrice: Einaudi - linea super ET

Pagine: 123


ISBN: 978-88-06-22130-0
Prezzo: 11,00


Struttura: Il romanzo è suddiviso in 23 capitoli di breve lunghezza, dalle tre a cinque pagine.
Questa particolare edizione presenta, alla fine del romanzo, una parte denominata "Assonanze" che al suo interno racchiude estratti di altri scritti di Pavese collegati alla storia qui narrata.

Presentazione:

Questo volume mi è stato assegnato dalla mia insegnate di italiano come lettura estiva in preparazione per la classe quinta. 
Voglio premettere, pertanto, che non ho ancora avuto modo di studiare quest'autore e di analizzare in modo specifico le sue opere; mi sono limitata a leggere la biografia di Cesare Pavese, ad informarmi sull'epoca nella quale è vissuto e a conoscere le altre opere da lui scritte.

Vi lascio qui di seguito la trama di "La casa in collina":

Corrado, il protagonista, è un professore di Torino che vive con uno spirito di indifferenza e di apatia il duro periodo dei bombardamenti durante la seconda guerra mondiale. Rifugiatosi sulla collina torinese, egli vive, con il suo cane Belbo, presso due donne molto premurose nei suoi confronti: Elvira e la madre. Trova piacevole incontrarsi con un gruppo di gente semplice e allegra che si ritrova in una vecchia osteria dalla parte opposta della collina, tra cui ritrova anche Cate, una donna che aveva amato anni addietro e che poi aveva lasciato in modo scortese per paura delle responsabilità.
Cate ha un figlio, di nome Dino, che Corrado sospetta essere suo, con il quale passa il tempo e nel quale egli rivede la sua spensierata fanciullezza.
Ma tutto questo non può durare e quando l'8 settembre 1943 giunge l'annuncio dell'armistizio e la situazione, dopo i primi entusiasmi, sta precipitando, Corrado trascorre mesi di angoscia e paura finché un giorno i tedeschi fanno una perquisizione nell'osteria e Cate e gli amici vengono catturati. Corrado, che stava rientrando da Torino, osserva quanto sta succedendo senza essere visto e si salva. Rimane per un po' di tempo nascosto presso Elvira e in seguito si rifugia presso il Collegio di Chieri, mentre Dino, che lo raggiungerà più tardi, rimane per il momento presso le donne. Quando Dino lascerà il collegio per unirsi ai partigiani, Corrado decide di ritornare al suo paese natale; il ritorno a casa non serve a migliorare la sua crisi esistenziale.

Fonte: Wikipedia, con qualche mia modifica.
 

Il mio parere su questo volume:

https://paschics.files.wordpress.com/2012/08/casa_in_collina_barbaraspinelli.jpg

Questo libro non mi è piaciuto.
Al contrario de "Il sentiero dei nidi di ragno" di Italo Calvino ho apprezzato molto lo stile di scrittura di Pavese; ho trovato questo romanzo molto poetico e con una sua melodia che trasmette al lettore tranquillità.
 Vi lascio leggere le prime righe del primo capitolo:
Per ingrandire ulteriormente l'immagine cliccaci sopra!


Altri frammenti:
"Gli allarmi e i passaggi d'aerei ricominciarono presto. Vennero i primi temporali, ma dal cielo lavato la luna d'argento illuminava fin le bocche dei tombini." 
" Una casetta sulla strada, annerita, sfondata, mi fermò e fece battere il cuore. Pareva un muro sinistro di città. Non vidi anima viva. Ma la rovina non era recente: sulla parete, dove prima era una vite, spiccava appena la macchia azzurra del verderame. Pensai all'eco dei clamori, al sangue sparso, agli spari. Quanto sangue, mi chiesi, ha già bagnato queste terre, queste vigne. Pensai che era sangue come il mio, ch'erano uomini e ragazzi cresciuti a quell'aria, a quel sole, dal dialetto e dagli occhi caparbi come i miei."


Spero che da questi estratti abbiate potuto cogliere il bilancio che Pavese ha creato tra la lingua e il dialetto; quest'ultimo a volte è impercettibile e si riscontra spesso, secondo il mio parere, nella sintassi che talvolta può sembrare una voluta forma poetica.
In generale, nonostante la storia non mi abbia coinvolta, lo stile di Pavese mi ha cullata con questa sua intonazione e mi ha permesso di arrivare alla fine del libro.

Una cosa che ho molto apprezzato di questo tomo è la corrente realista a cui è legato; l'autore racconta,
 infatti, una storia estremamente veritiera e possibile. 
Personalmente, il realismo è una corrente che negli ultimi anni ho imparato ad apprezzare; è come leggere i ricordi di qualcuno, si possono conoscere e scovare realtà ormai lontane dalla nostra ed impararne gli usi ed i costumi.

L'elemento che mi fa disapprovare totalmente questo libro è la storia, purtroppo ho riscontrato la stessa delusione de "Il sentiero dei nidi di ragno", non sono entrata in crudo contatto con la guerra ... solo nell'ultima parte del libro, quando Corrado scappa dal Collegio di Chieri per recarsi nella sua casa natale, egli deve superare le difficoltà negli spostamenti date dalla presenza della fazione tedesca, fascista, repubblichina e partigiana.

Posso tuttavia capire che un autore che ha vissuto la guerra in prima persona, abbia il desiderio di raccontarla in modo differente, più blando, offrendo solo uno scorcio di ciò che è stato. La sensazione che ho infatti avuto leggendo questo libro è stata quella di guardare la Seconda Guerra Mondiale dal buco di una serratura; essa offre una visuale ristretta che ti fa solo intuire gli orrori crudi che vengono compiuti fuori dal tuo campo visivo.
Bisogna inoltre tenere conto che Pavese, in questo romanzo, ha voluto racchiudere una nota autobiografica: egli ha in parte descritto, attraverso la figura di Corrado, il tempo che ha trascorso in collina per distogliere la mente e la vita dai pericoli della guerra.

Come avete potuto leggere, lo stile di Pavese mi è piaciuto e ho in parte apprezzato la visuale limitata che da della guerra. Il protagonista e in generale la vicenda non mi hanno trasmesso nessuna sensazione, nessuna emozione e non mi hanno insegnato molto.

Corrado è un codardo, non perché non affronta la guerra come molti suoi compatrioti (con l'armistizio, ad esempio, i suoi amici dell'osteria si organizzano per affrontare i tedeschi mentre lui si esclude) ma, perché non affronta la vita. Lui sembra provare timore per tutto. E' un pessimista che in ogni riscontro positivo della guerra, vede una catastrofe imminente.
I personaggi di questa storia non mi hanno trasmesso nulla, perfino quando Cate e i suoi amici vengono sequestrati dai tedeschi, Corrado non fa niente per aiutarli ma scappa al Collegio di Chieri fino a quando non decide di ritornare a casa da sua madre e dai suoi famigliari.
Non aiuta nemmeno in modo sostanziale Dino, figlio di Cate, che alla fine decide di diventare un partigiano.

Capisco che all'epoca, quando un tuo compatriota ed amico veniva preso dai tedeschi, vi era poco da fare per salvarlo; continuo però a non capire perché Pavese ci ha presentato un protagonista inerte e con forse qualche problema psicologico; anche questo è un sottile elemento autobiografico? 
La risposta potrebbe essere affermativa dato che l'autore si è suicidato nel 1950 per una delusione d'amore e per una crisi esistenziale.
Per concludere, vi illustro un ulteriore elemento che ho apprezzato: la visione sulla società deturpata dalla guerra. Ho visto case distrutte, gente migrare in collina per la notte, scuole vuote, fabbriche occupate dai tedeschi, operai che organizzano la resistenza durante l'armistizio, lumini spegnersi al suono delle sirene, bambini giocare alla guerra e uomini  che hanno ancora speranza.
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Fonte: www.fondazionecesarepavese.it/_public/newsletter/html/newsletter70.html

Spero che questa recensione sia stata di vostro gradimento; spero che il tutto abbia almeno una parvenza di logicità ... ho scritto abbastanza impulsivamente.
Nonostante non mi sia piaciuto per la storia e per i personaggi vi consiglio di leggere "La casa in collina" di Cesare Pavese, lo stile è unico e vi sono alcune peculiarità che vale la pena di cogliere.

Spero tanto di comprendere meglio questo autore una volta che l'avrò affrontato nell'ambiente scolastico.

Voi avete già letto "La casa in collina"? Cosa ne pensate?

Al prossimo post,
Erica.
 


 
 

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