mercoledì 13 luglio 2016

Ricordi di un uomo Brianzolo - Oro nero

Oro nero


Roberto 
Abita in Brianza

Alla fine degli anni settanta o inizi anni ottanta, frequentai un corso della durata di quattro mesi tenuto dall'Agip.
Attraverso questo breve percorso formativo, pagato interamente dall'azienda, sarei diventato un operaio specializzato nel trattamento del petrolio giunto alla sua ultima fase di lavorazione: la downstream.
Non appena terminato il corso, l'azienda mi mandò a svolgere la mia professione in Venezuela, a Caracas.
Il viaggio durò 13 interminabili ore, nonostante l'areo fosse provvisto di tutti i confort desiderabili, il tempo trascorreva lentamemente. Il mio sguardo volto verso l'esterno si posava solo su nuvole.

La piccola area industriale dove iniziai il mio faticoso lavoro, era situata in mezzo al desertoVenezuelano; per giungervi da Caracas l'Agip ci metteva a disposizione un elicottero che copriva i 400 Km di distanza dal campo in mezz'ora.

Lavoravamo di notte, sfruttando il violento calo della temperatura; alle 10.00 di mattina il downstream  terminava. 
A quell'ora lavorare diventava impossibile, i 40 gradi erano la campana che scandiva la fine del turno.

Durante la notte, mentre eravamo coperti da maglioni pesanti e dalle tute di amianto non infiammabili, ci alteravamo in turni da due ore ciascuno.
Vicino alla dowstream's industry, dove il petrolio ed i gas naturali venivano lavorati un'ultima volta e separati l'uno dall'altro, vi era una struttura preparata appositamente per noi operai che lavoravamo.
 Avevamo a nostra disposizione stanze per dormire, mensa con cuoco e aree per lo svago personale.

Era così triste quel luogo, l'unica cosa che potevamo vedere intorno a noi erano le dune incandescenti del deserto.
Talvolta si creavano cicloni di sabbia ... allora si che c'era d'aver paura! 
Abbandonavamo il campo di lavoro solo di venerdì, quando l'elicottero ci riportava a Caracas per passare il fine settimana in città.

Lavoravo sei mesi consecutivi, poi vi era un mese di riposo nel quale tornavo in patria, a casa mia; in seguito, ricominciava il tutto.

Il pagamento nel 1985 era di 7 milioni di lire al mese, una cifra alta per l'epoca.

Dopo alcuni anni mi trasferirono in Germania per occuparmi delle centrali idriche, il mio contratto prevedeva per ogni mese 45 giorni di pausa con rientro.
La ditta non rispettò il contratto stabilito: volevano farmi rientrare in Italia solo dopo sette mesi di lavoro.

Io non accettai, andai dal mio direttore di sede e gli imposi di prenotarmi un volto per ritornare in Italia quel giorno stesso. Diedi le dimissioni, non accettavo di essere sfruttato ed ingannato da un'azienda che tratta i suoi lavoratori come cani!

Minacciai di andare dai sindacati  a denunciare l'incorrettezza subita e, immediatamente, l'idustria si propose di pagarmi tutti i restanti mesi previsti dal contratto.
Incassai 30 milioni di lire e comprai un appartamento di 150 mq a 22 milioni.

[ Senza rimpianto Roberto racconta di quei giorni in Venezuela mentre stà seduto sulla veranda dell'hotel, accarezzando la sua cagnolina bianca di razza olandese. ]

____________________

Questo ricordo l'ho rubato mentre ero in vacanza a Moneglia con mia madre.
E' davvero incredibile come dietro persone semplici si celi un vissuto insolito e particolare.
Non dimenticatevi di commentare con un vostro ricordo (che verrà inserito in rubrica )! 
Un abbraccio,
Erica.


Nessun commento:

Posta un commento

Firefly Pointer