domenica 19 giugno 2016

Ricordi di un ragazzo del '35 - Confessioni


Confessioni

Ilario Regalin

1986 circa, abitava a Niguarda

Era da anni che non praticavo la fede cristiana come la Chiesa tradizionale richiede.
In quel periodo vivevo una crisi religiosa interiore; ero scontento di molte cose riguardanti la Santa Chiesa ma, non è di questo che racconterò oggi.
Quel giorno dell'86 andai in Duomo e mi sedetti su uno dei tanti banconi in legno della grande cattedrale, ero indeciso, non sapevo se avrei trovato il coraggio di confessarmi dopo tanto tempo.

Trascorsero molti attimi di riflessione ma, infine, mi avviai titubante verso il confessionale e presi posto.
Dalle piccole aperture intravidi un prete minuto, con il piccolo viso invecchiato incorniciato da una barbetta grigia.
Egli appena mi vide disse: << Ero qua che ti aspettavo. >>. 
Fui sorpreso da quella frase, era come se egli fosse a conoscenza del conflitto interiore che vivevo.

Andai per cinque o sei anni a confessarmi sempre da Padre Mariano; quel piccolo uomo sapeva mettermi a mio agio e spesso le confessioni si trasformavano in piacevoli chiacchierate.

Un giorno mi recai in Duomo, sempre con il solito intento di confessarmi con il solito Padre ma, sul sedile del confessionale, al posto del minuto ecclesiastico, c'era posata una rosa rossa.
Mi balenò immediatamente nella mente che Padre Mariano poteva averci lasciati; chiesi conferma ad un altro Padre e ne ebbi la certezza. Ora il corpo del mio caro ascoltatore riposava nel cimitero di Lambrate.

La volta seguente che andai a confessarmi, nel confessionale vi era un ecclesiastico vestito di nero e con una croce rossa appesa al collo.
Egli iniziò a pormi domande personali, fino ad arrivare a domandarmi della famiglia: << Quanti figli ha lei? >> mi chiese.

<< Due. >> Risposi.

<< Due?! Pochi, troppo pochi per un buon cristiano! >>.
A quella affermazione iniziai ad adirarmi, come si permetteva costui a diffamarmi non sapendo che io avevo patito la fame insieme ai miei 10 fratelli poiché mia madre e mio padre faticavano a mantenerci tutti!
<< Lei come si permette? Lei Padre non sa cosa vuol dire avere e mantenere una famiglia! Per me due figli sono più che sufficienti! >> Urlai, fregandomene delle persone che potevano sentire il rimbombo della mia voce all'interno del Duomo. 
<< Se ora lei vuole darmi l'assoluzione bene, altrimenti mi va bene lo stesso! >> Tuonai.

Il Padre vestito di corvo mi guardo, mi assolse e si scusò immensamente per ciò che aveva detto.

 [Ilario sorride con tenerezza mentre con le mani mima la grandezza del volto di Padre Mariano.]

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Spero che anche questo ricordo vi abbia suscitato qualche emozione.
Io, come sempre, vi invito a commentare condividendo ricordi vostri o di altri che verranno inseriti in questa rubrica.

Qui vi presento "Ricordi rubati".

A presto, Erica.

2 commenti:

  1. È bello sentir parlare di una situazione intima come una confessione ma dal punto di vista di qualcuno che non è sempre stato un religioso. Mi ha fatto sorridere molto.

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  2. Grazie di tutto. Un abbraccio, Erica

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