venerdì 3 giugno 2016

Ombre cinesi - Roberto Mercadini

OMBRE CINESI
A mia figlia Agata di tre anni


Il castello, il re, la principessa,
la fata buona, il drago, la foresta,
il cavaliere, l’asino, la strega.

Giochiamo con (4)
le cosiddette ombre cinesi,
(che poi le fanno in Francia (6)
queste,
e sono solo
sagome
di cartoncino nero
su uno stecco,
da mettere davanti
al lume della torcia).

Tu prendi i personaggi,
due alla volta.
E io ti invento storie stimolanti
estrose, insolite
(almeno nell’intento).
Ci sto attento (19)
a non caderci
nella banalità più bieca.

Anche se, in fondo,
avendo tu tre anni
(e non compiuti ancora)
non si capisce di che trite trame (25)
dovresti di già esserti annoiata.
Che “stereotipo”
nemmeno sai cosa vuol dire.

Conosci, viceversa, la parola “principessa”.
O meglio, “zizizèza” dici,
mentre sollevi la figura
dondolandola
nel cono della luce.
A me riservi il drago, invece.
E io,
che pure ho (36)
le buonissime intenzioni di cui sopra,
forse sono un po’ stanco
o forse mi distraggo,
ma penso “drago”
e penso “principessa”:
è come un due più due,
e casco nel più basso
luogo comune:
un sottozero di inventiva antartica.

Attacco: “Adesso
il drago vuol mangiarsi (47)
la principessa.
Grrrrrrrr!” (49)

Ma tu: “No, bambo”, dici.

E io, perseverante, imperdonabile:
“No?
Così la principessa
grida ‘Aiuto! Aiuto!’
e arriva, a salvarla, il cavaliere…”

E tu
“no, bambo”
ancora.

“No?
Allora dimmi tu” ti dico,
allora.

E tu
mi
prendi (64)
il mostro dalle dita,
ci metti la fanciulla
a cavalcioni,
e poi,
schioccandoti
la lingua sul palato,
T-t, t-t, t-t… (70)
-alè!- al galoppo (71)
li fai uscire
fuori, festosi,
dal cerchio del chiarore
che sta sul muro,
in giro, a giocare per la stanza.

(tu non potrai ricordare questa cosa.
È successa davvero,
un giovedì
quattordici gennaio.)


E come faccio a dirti,
adesso che tu dici
“zizizèza”,
e che mi chiami “bambo”,
come faccio a dirti
quello che già m’hai detto tu,
senza saperlo?
Di non avere mai paura dell’immenso,
dell’imprevisto di prodigio; (90)
e se poi, sembra, viene a divorarti,
salici in groppa invece,
e carezzagli le squame,
e piantagli nella pancia i tuoi calcagni;
e che ti porti,
con le sue ali lunghe e unghiate , in alto (96)
in alto,
a ridere
col vento nelle onde dei capelli.

Evadi
del tondo illuminato
di misure note,
dal certo cerchio, solito (103)
ombelico d’abitudine,
rompi le acque che ti annegano, alla lunga;
e spingi la tua ombra avventurosa,
fin dove non conosci
niente: sgrana gli occhi,
respira forte, canta
se sei nel nero d’ombra,
in cui si incontra
la luce smisurata.

Così si nasce,
se ci pensi;
e poi,
del resto,
siamo venuti al nascere
per questo.
_______________________________

Roberto Mercadini è un monologhista, un attore teatrale, un poeta, uno scrittore di storie e di "racconti di racconti" (come afferma lui stesso).
Ho conosciuto quest'artista di parole, io lo definirei così, tramite una piattaforma digitale molto nota: YouTube; su questo spazio virtuale ho ascoltato per la prima volta "Ombre cinesi" recitata da lui stesso in un video. 
Questa composizione mi ha immediatamente colpita per la sua semplicità, per il messaggio che trasmette e per la delicatezza con cui descrive un momento intimo tra un padre e la propria figlia.

Dividerò l'analisi di questa poesia in tre punti, in modo tale da esprimere il mio parere focalizzandomi di volta in volta su uno di essi:
- Il linguaggio, la forma metrica e le figure retoriche presenti.
- La mia interpretazione personale.
- Il pubblico.
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Il linguaggio, la forma metrica e le figure retoriche presenti:

Il componimento è suddiviso in 15 strofe irregolari con versi di lunghezza variabile; non è presente uno schema di rime ma, il ritmo è scandito da numerose figure retoriche.

Il primo elemento metrico che più determina la cadenza della poesia è l'enjambement, lo possiamo ritrovare in questi versi che riporto come esempio: v.4 (Giochiamo con/le cosiddette ombre cinesi), v.6 (che poi le fanno in Francia/queste), v.19 (Ci sto attento/a non caderci), v.36 (che pure ho/le buonissime intenzioni di cui sopra), v.47 (il drago vuol mangiarsi/la principessa) e v.64 (prendi/il mostro dalle dita).

Le figure retoriche che ho individuato sono le seguenti:
Paronomasia (fig. di parola) ai versi 25 (trite trame), 96 (lunghe e unghiate) e 103 (certo cerchio). 
Onomatopea (fig. di parola) ai versi 49 (Grrrrrrrr!) e 70-71(T-t, t-t, t-t…/-alè!).
Personificazione dal verso 90 al 96, "l'imprevisto di prodigio" viene identificato nel drago.
Ovviamente è altamente probabile che molte figure mi siano sfuggite.

Il linguaggio che Roberto Mercadini ha utilizzato lo trovo semplice; a tratti interrotto da alcune costruzioni o combinazioni di parole più contorte o particolari. L'utilizzo del discorso diretto in alcuni punti l'ho trovato ideale per questa poesia che narra anche una piccola storia. 

  La mia interpretazione personale

Secondo il mio parere "Ombre cinesi" è un esortazione, un invito gentile e giocoso a lasciarci sorprendere. Nell'ultima parte della poesia infatti, la tematica non è più solo "l'abbandono degli stereotipi" ma diviene "la ricerca nell'ignoto senza remore".
Mercadini, in base alla mia interpretazione, raccomanda di affrontare il nuovo e il misterioso che nell'uomo spesso suscita paura e diffidenza, come ha fatto la piccola principessa di carta tenuta in mano da sua figlia. 
Le mirabilie celate possono essere infatti scovate solo montando a cavalcioni di tutto ciò che è sconosciuto e, prendendo il volo facendosi trasportare in nuovi mondi.
Sono rimasta piacevolmente sorpresa di come da una storia raccontata attraverso le ombre sul muro ad una bambina, un padre riesca ad estrapolare con tanta facilità un messaggio che affronta una tematica ancora comune a molte persone: la paura del diverso.

A questo componimento si possono quindi collegare diversi argomenti quali: le frontiere della scienza, il rivivere la storia e i mondi lontani nel tempo e, le differenze tra le diverse etnie e popoli.

La cosa che più apprezzo è la conclusione di "Ombre cinesi"; nell'ultima strofa vi è un'affermazione che mi ha avvolto completamente: "siamo venuti al nascere/per questo".
E' forte questa costatazione, poiché racchiude la consapevolezza e la convinzione che l'uomo è venuto al mondo per conoscere.
Io attraverso questa affermazione sono arrivata a pensare che gli esseri umani si siano evoluti proprio grazie al loro desiderio di scoprire il mondo, di insinuarsi in esso (a volte con troppa irruenza).

Il pubblico

L'ultimo elemento che voglio considerare è il pubblico a cui questa poesia è rivolta; essa grazie alla sua semplicità, alla parvenza di essere quasi come una storia, diviene leggibile da tutti.
Specialmente in un epoca come questa, dove le poesie troppo astratte o complicate fanno paura (ritorna il tema dell'ignoto), un componimento la cui base è un esperienza concreta poi tramutata in metafora, non intimidisce più nessun potenziale lettore. 

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Le mie personali considerazioni su questa poesia sono terminate, ora mancano solo le vostre.
Vi invito fortemente a prendere visione del video in cui Roberto Mercadini recita "Ombre cinesi"; poichè tutte le poesie divengono più meravigliose quando sono recitate dal loro autore.


Vi lascio inoltre tutte le credenziali dell'autore: 
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Spero che "Ombre cinesi" vi abbia sorpreso e allietato.
Erica

6 commenti:

  1. Bellissima la poesia e anche di più le tue riflessioni. Le condivido a pieno. Brava ;)

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  2. Conoscere una poesia tramite uno dei siti più frequentati è qualcosa che qualche tempo fa non ci si poteva proprio permettere, nè il poeta, nè il lettore. Eppure adesso è possibile, come è possibile, che tu, cara Erica, possa rimanere colpita da quei versi e riportarli qui, dove dedichi le tue parole all'arte e alla visione. La tua interpretazione è precisa e mirata, semplice nell'esposizione ma diretta ad evidenziare ciò che è fruibile e conquistabile di quelle parole e soprattutto di ciò che c'è dietro. La poesia mi piace, ancora di più quello che tu hai visto, dietro di essa, e quello che vedi dietro il velo del mondo.
    Un abbraccio.

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  3. Grazie mille per il tuo commento cara Antonietta! Le tue parole hanno conquistato il mio cuore, sono davvero felice che tu possa apprezzare ciò che scrivo.
    Un abbraccio anche a te.
    Erica.

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  4. L' intuito geniale dei bambini che sanno per istinto come agire...un post molto profondo!

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