sabato 18 marzo 2017

LA VELOCITA’ UCCIDE LA QUALITA’?

LA VELOCITA’ UCCIDE LA QUALITA’?
 << La velocità e la quantità sono i maggiori nemici dell’arte e dell’artigianato […] >>

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<< La velocità e la quantità sono i maggiori nemici dell’arte e dell’artigianato. Esaltate dallo sviluppo industriale e tecnologico, hanno favorito progressi e cambiamenti enormi. E la qualità ha fatto la sua lotta di resistenza, ma non ha potuto evitare colpi micidiali. La produzione in serie ha realizzato rapidamente una sovrabbondanza di cose, con innegabili vantaggi: per non parlare delle straordinarie prestazioni degli strumenti informatici. Così il mobile da design ha sostituito l’ebanista, e anche l’arte si è confusa con le installazioni. Mentre l’artista e l’artigiano del passato non si preoccupavano certo di “velocizzare” le loro opere. Oggi la velocità e la quantità offrono grandi possibilità, ma finiscono anche per essere le assassine della qualità. >>.


L’affermazione di Cesare Viviani  (tratta da “Sette”, 3 febbraio 2017) ci riporta al momento della nascita della produzione in serie, attraverso l’impiego della catena di montaggio: il  XX secolo. Il nuovo metodo di produzione fu utilizzato per la prima volta da Henry Ford, imprenditore statunitense, che lo introdusse nella sua azienda automobilistica. La produzione seriale si avvale, fin da allora, di nastri trasportatori o congegni simili che trasportano gli oggetti semilavorati alle postazioni dei differenti operai specializzati che eseguono la rispettiva mansione di assemblaggio. I lavoratori staziono quindi nello stesso luogo attendendo il materiale sul quale lavorare.

Il sistema di produzione, ad oggi, non è ancora cambiato ma, ha subito una forte evoluzione proporzionale all’aumento della richiesta di beni da parte del mercato. Le aziende hanno quindi tentato di incrementare la velocità di produzione implementando macchine controllate a livello informatico, istruendo sempre più efficacemente i propri lavoratori o cercando di sfruttare la manodopera a basso costo aprendo strutture nei paesi sottosviluppati.

La ricerca spasmodica dell’efficienza però a quali pro e contro porta?

Il primo aspetto positivo di una produzione veloce è sicuramente dato dalla possibilità di immettere sul mercato un alto numero di prodotti a basso prezzo, permettendo a molte più persone, appartenenti a diverse classi sociali, di acquistare beni materiali anche di non primaria necessità.
La catena di montaggio, soprattutto in seguito all’introduzione delle macchine, comporta inoltre un lavoro meno fisicamente faticoso dell’operario, richiedendogli molte più conoscenze teoriche, in modo tale da controllare e garantire il funzionamento del sistema di assemblaggio.
Il basso costo delle merci, tuttavia, non è garantito solo dalla velocizzazione del sistema ma, anche dalle materie prime utilizzate; gli imprenditori, infatti, scelgono spesso di utilizzare materiali di bassa qualità. La scelta comporta una degradazione più veloce dell’oggetto che, una volta utilizzato dall’acquirente, dovrà essere sostituito dopo poco tempo; questo meccanismo giova ovviamente all’industria che avrà sempre compratori bisognosi del suo prodotto ma, urterà l’avventore che dovrà investire altri soldi in un oggetto dal veloce decorso.

Nonostante i beni prodotti abbiamo genericamente un basso costo, una persona che si trova obbligata a ricomprare più beni in un breve arco di tempo, si troverà a dover spendere una significativa somma. Pensate se nell’arco di un anno dovete sostituire l’aspirapolvere, la lavatrice ed un televisore satellitare troppo vecchio per memorizzare tutti i nuovi canali; la spesa complessiva non sarebbe ingente? Mediamente un buon apparecchio elettrico per le pulizie costa 100€ (secondo altroconsumo.it) mentre, la lavatrice e un televisore di media grandezza (40 pollici) rispettivamente 170€ e 200€, il totale di spesa è: 470€!
I compratori dove posso quindi trovare oggetti, con una durata a lungo termine assicurata, nei quali investire? La risposta è: nell’artigianato.

Nonostante il sistema capitalistico abbia inizialmente penalizzato il lavoro dell’artigiano (nel 1900 la popolazione trovava più conveniente l’avvalersi di beni autoprodotti o provenienti dal mercato capitalistico) oggi, il settore artigianale si sta ampliando sempre di più.

Solo a Milano, secondo la Camera di Commercio, il 2016 ha visto l’aumento del 23% di aziende artigianali! Nel secondo trimestre dell’anno, secondo il quotidiano Il Foglio, sono state oltre 2.500 le imprese artigiane in più in tutta Italia; tra aprile e giugno il tasso di crescita è stato pari al 0,2 per cento rispetto al trimestre precedente e in miglioramento rispetto agli ultimi 3 anni.
Tra le regioni le più dinamiche risultano essere la Valle d’Aosta (dove l’artigianato è cresciuto dell’1,07 per cento rispetto alla fine di marzo), il Trentino-Alto Adige (più 0,52 per cento) e la Liguria (più 0,38 per cento).

Come possiamo constatare dai dati statistici, l’artigianato è in forte crescita. L’italiano appartenete ad una classe con uno stipendio medio si rivolge spesso al settore artigianale per soddisfare particolari esigenze o richieste. Quanti di noi hanno portato un paio di scarpe a risuolare dal calzolaio? Quanti di noi hanno chiesto la realizzazione di un anta in compensato su misura per evitare di cambiare l’intero mobile da cucina? Quanti di noi acquistano bigiotteria o gioielli unici creati da alcune donne nelle loro case? Oppure, quanti di noi in ricordo di una gita fuori porta in una città scelgono di comprare un piccolo oggetto artigianale come ricordo?

I motivi per i quali ci rivolgiamo agli artigiani sono molteplici e validi: possiamo richiedere la creazione di un pezzo unico e decidere quanto spendere scegliendo i materiali da utilizzare, avvalendoci, inoltre, del consiglio di un esperto del settore e alimentando il piccolo mercato italiano.
La produzione su grande scale è ottima per ottenere beni a basso costo utili per tutti i giorni: una maglietta di una grande catena da sfruttare durante l’estate o un divano da battaglia che presto verrà ridotto a brandelli dal gatto di casa; insomma, oggetti sui quali non vale la pena investire molti soldi.
Se cerchiamo tuttavia un pezzo originale da tramandare ai propri posteri, non possiamo fare a meno di rivolgerci ad un artigiano. I nuovi mezzi di comunicazione, inoltre, permettono di entrare in contatto con artisti e lavoratori indipendenti di tutto il mondo, cercando colui che con le sue mani riuscirà a realizzare l’oggetto dei nostri sogni.

In conclusione, la coesistenza del consumo di massa e del settore artigianale non è impossibile, basta conoscere il modo migliore per usufruire di entrambi al meglio!
FONTI:
http://i.cdn-lk.it/blobs/variants/2/0/e/a/20eacda7-f67f-48ef-bc1c-339d8893a2de_large.jpg?_635791794675024566
http://www.ilgiornale.it/sites/default/files/foto/2013/01/30/2013-01-fiat.jpg
https://www.pressreader.com/
https://it.wikipedia.org/wiki/Produzione_di_massa
https://it.wikipedia.org/wiki/Henry_Ford
https://www.altroconsumo.it/elettrodomestici/aspirapolvere/test/aspirapolvere-con-etichetta-energetica/risultati?sorter=&filter=N8372_~bestofthetest|N8372_~cheapbuy&change=1
https://www.altroconsumo.it/elettrodomestici/lavatrici/test/guida-all-acquisto-della-lavatrice/risultati?sorter=&filter=N9084_tipo-di-carico~carica-frontale|N9047_prodotti-testati~1
https://www.altroconsumo.it/hi-tech/televisori/test/guida-all-acquisto-del-televisore/risultati?filter=N8153_tipologia~40-_-43-pollici
http://www.ilfoglio.it/economia/2016/08/16/news/cresce-il-made-in-italy-oltre-2-500-aziende-artigiane-in-piu-nel-ii-trimestre-2016-102811/
Cari lettori, 
oggi vi propongo un nuovo articolo, scritto domenica scorsa.
Spero che abbiate trovato interessante l'argomento proposto, scelto dalla mia professoressa di italiano e da me trovato molto stimolante.
Come considerate il rapporto tra l'artigianato ed il sistema di produzione di massa? Pensate, come me, che questi due mondi possano coesistere?

Non mancate di farmelo sapere in un commento!

Ci leggiamo presto,
Erica 

domenica 5 marzo 2017

Marzo sia! - Ricordi di un ragazzo del '35

Monet, Claude - Corner of the Garden at Montgeron.jpg

Il giardino degli Hoschedé a Montgeron - Claude Monet





Ilario Regalin
nato nel 1935

 Locara, Veneto

 

La primavera, in realtà, inizia il primo marzo ... mica il 21! E' dal primo giorno di questo mese che la temperatura inizia a cambiare: il sole diviene sempre più presente mentre, piogge improvvise ne annunciano o ne seguono l'arrivo.

Noi giovani delle campagne ci rendevamo subito conto che il bel tempo stava arrivando, si sentiva nell'aria e nei canti dei primi uccelli che tornavano da migrazioni lontane. Camminavamo scalzi perchè allora, in quel periodo, vi era già un bel caldino ... mica come ora!

Quando avevo all'incirca 15 o 16 anni, io ed alcuni miei amici, giravamo per il paesello in gruppetti di sei persone, alla ricerca di qualche ragazza alla quale cantare:

<< Marzo sia,

le pecore van all'ombria,

le pute da maritare,

Chi è la più bella Erica da sposare? >>.

Tra le ragazze dalle quali ci recavamo, talvolta ve ne era una che piaceva ad uno di noi pertanto, ognuno sostituiva nella canzone il nome della propria amata.

Questa litania la ripetevamo lo stesso giorno di ogni anno, come fosse una tradizione che dava il benvenuto alla primavera e, in un certo senso, alla stagione degli amori.

 I giovani d'un tempo sapevano scrivere lettere d'amore e, quando le fanciulle rispondevano, spesso tra la carta ripiegata trovavi lo stampo d'un bacio o una piccola ciocca di profumati capelli.

  Per inaugurare questo marzo, ripercorriamo insieme le antiche tradizioni. In particolare, oggi vi riporto le parole di mio nonno d'origine veneta.

Spero tanto che il post vi sia piaciuto; se avete qualche vicenda da raccontarmi riguardante la primavera, scrivete un commento!

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