giovedì 31 maggio 2018

Dafnea natura - 27/05/2018


Intreccio di gambe,
cogiti, momenti, istanti, esseri
sperduti in un frammento
reggono volta nostra.
Complemento di stelle,
stridono in corpi cadenti:
carni si confondono,
dafnea nostra natura svelata
in brina dolce alle papille.
 Componimento nato all'improvviso e trascritto velocemente nel mio taccuino. Parlare d'amore mi conforta in questo periodo.

L'atto sessuale è per me intreccio, termine ricorrente nelle mie poesie, di elementi carnali e metafisici che nell'alternarsi costituiscono metaforicamente un cielo sotto il quale noi amanti ci troviamo. Il frammento richiama lo sperdersi in piccole parti variegate, costituenti qualcosa di più grande.
Il campo semantico del celeste è ripreso dall'introduzione delle stelle, di cui gli amanti paiono essere complemento: dimensione materica integrata a quella spirituale.
"Corpi cadenti" è espressione che trasmette la duplice sensazione della pesantezza delle carni amoreggianti e della leggiadria delle stelle in cielo che apparentemente silenti, talvolta, trapassano l'atmosfera terrestre.

Il congiungersi carnalmente elimina ogni confine fisico, l'uno diviene l'altro in un confondersi di ruoli ed esseri. La figura di Dafne è ambiguità ed il mutare in qualcosa di differente; rivelato dal sudore che trasmuta all'epidermide.
Spero vi abbia fatto piacere leggermi.
La fotografia rappresenta la scultura "We Two" di Gaylord Ho. Per un'eventuale violazione dei copywright contattatemi all'email indicata nella sezione "Contatti".

Erica Regalin

Grazie Riccardo M. per le tue interpretazioni, motivo continuo di arricchimento.

lunedì 28 maggio 2018

22 maggio 1978 - Il diritto di non essere madre

http://josie-wren.tumblr.com/
Josie Wren

Ho paura di venire privata dei miei diritti.

Temo le mille voci che pretendono di governare  il mio utero e quello di molte altre donne.
Tremo all'idea di vedere abolita la legge numero 194, istituita nel poco lontano 22 maggio 1978.
Non voglio essere costretta a portare a termine una gravidanza. Non voglio affrontare qualcosa per la quale non sono pronta.
Nessuno dovrebbe vivere una vita condizionata da un errore; tutti li commettiamo. I contraccettivi fisici possono fallire e una donna non deve necessariamente assumere pillole anticoncezionali.

Il primo obbiettivo di una femmina gravida a causa di una violenza non deve essere la generazione di una nuova vita. Preoccupiamoci delle conseguenza psicofisiche che l'atto subito può averle procurato.
Se non posso inoltre, garantire ad un figlio delle condizioni di vita decenti, è mia scelta non farlo nascere.
Una donna che desidera diventare madre è tutelata dallo Stato, perché chi non vuole diventarlo non dovrebbe esserlo?

Una coppia consolidata deve discutere e determinare anticipatamente una posizione rispetto la scelta di generare prole. Ritengo che, indipendentemente dal sesso, abbia maggiore diritto di ascolto chi un bambino non lo desidera.

Un figlio è per sempre.

La legge 194 è imperfetta ma è parte integrante del mutamento socio-economico per il quale le donne continuano a lottare.
Martedì 22 maggio 2018 sono passati 40 anni dall'entrata in vigore della legge 194. Ho avuto l'esigenza di comunicare il mio pensiero, poiché sono ancora tante le persone che nella vita reale o sui social network urlano all'omicidio ed all'assassinio.
Io lotto per il mio diritto di non essere madre. 

Erica Regalin

lunedì 21 maggio 2018

Ricordi di un ragazzo del '35 - La prima volta che vidi un nero

Fotografia antica tratta dalla mia personale collezione
 Ilario Regalin
1953
Milano - Stazione Centrale

In un paesino piccolo come Locara non c'erano neri quando ero bambino!
Lo sai quando ne vidi uno per la prima volta?! Avevo diciotto anni e dovevo partire per la Francia, avrei lavorato nei campi insieme alle mondine; il mio convoglio partiva dalla Stazione Centrale di Milano ma dovetti fermarmi una notte nel dormitorio comunale: i migranti dovevano sottoporsi ai controlli sanitari francesi prima di varcare il confine.
 Il nero lo vidi fuori dalla stazione, mi fece un'impressione mica male! Non avevo idea che potessero esistere persone di quel colore. Non avevo televisione che mi mostrasse i colori di tutte le razze. Al mio paese addirittura si pensava che i giapponesi fossero realmente gialli, ma non era mica così!
Con i cinesi fu diverso, ci abituammo gradualmente a vederli al paesello; ve ne era uno che girava in bicicletta per vendere la biancheria, tenuta in due casse di legno legate al telaio.

Un'altra sorpresa, alcuni anni dopo, fu quando andai a confessarmi nella mia parrocchia ... il prete era nero! Mi sorpresi ancora una volta, come potevano esistere persone così scure!?
Il racconto di oggi mi è stato riportato tanto tempo fa, ma l'ho custodito come ogni altro.

Ho mantenuto i termini e le espressioni utilizzate da mio nonno, per non intaccare l'originalità e la genuinità della storia. E' doveroso specificare che il termine "razze" non è stato impiegato da mio nonno con intenti xenofobi, egli è una persona mentalmente aperta, il concetto di etnia è stato introdotto troppo recentemente (purtroppo) per essere da lui acquisito.

Mezzo secolo fa un bianco poteva non aver mai visto un nero in Italia.
Da quasi duecento anni i neri hanno visto noi italiani in Africa.


A presto,
Erica.

venerdì 18 maggio 2018

Ci si illude - Michele Mari

Immagine correlata
Edward Hopper - The wine shop
Ci si illude
che scriversi sia pur sempre
un modo di far l'amore.

In realtà sappiamo
che il più grande scrittore di ogni tempo
si chiamava Onan
 
"Ci si illude" è una poesia tratta dalla raccolta organica "Cento poesie d'amore a Ladyhawke" di Michele Mari; il testo mi ha colpita per l'apparente semplicità scongiurata dall'ambiguità dell'interpretazione del testo.

Il componimento è costituito da due terzine, i cui versi non presentano una metrica definita. Lo schema ritmico è libero, caratterizzato da una assonanza semplice differente in ogni strofa, eccezione è il nome "Onan".
 La struttura simmetrica pare suggerire un parallelismo di contenuti o una duplice realtà, che irrimediabilmente sfocia nell'enigmatico.

venerdì 11 maggio 2018

07/03/2018 - Linfa

 
Fluirti sull’epidermide
come acqua d’un cielo versato.



Avvolgere le tue membra,

lasciandoti le palpebre serrate

nell’attesa che

caldo terriccio avvolga il tuo gambo.



Sospiro nel tuo sbocciare,

sentire linfa colare.
L'atto sessuale riporta ad una dimensione ancestrale e, nel contempo, eleva spiritualmente unendo per un eterno istante due individui. Ho scritto questa poesia dopo un momento d'intimità; non ritengo necessaria una parafrasi letterale del testo, snaturerebbe un pensiero sorto nella mia mente in parole tanto belle.
Firefly Pointer