giovedì 27 luglio 2017

Racconto descrittivo: Margno (LC), Piano delle Betulle, 22/07/2017


Cari lettori, bentornati!
Lunedì 25/07 sono tornata a casa, ho trascorso dieci giorni a Margno, un paesino montano (700 m sul livello del mare) in provincia di Lecco.
Spesso ho raggiunto il Piano delle Betulle (1500 m s.l.d.m.) in funivia: sono stata immersa nella natura ed ho goduto dell'aria di montagna. Finalmente, dopo un anno di sedentarietà a causa dello studio, ho potuto percepire la soddisfazione di raggiungere la cima dopo tanta fatica.

Oggi vi propongo un mio scritto. Ho descritto un momento da me vissuto al Piano delle Betulle: raggiunto un versante della montagna caratterizzato da lastroni di roccia rosata contornati da ericacee, dal quale si vedeva la Grigna avvolta nella foschia, mi sono seduta e dedicata alle sensazioni che quel luogo mi trasmetteva.

Spero che attraverso le mie parole, possiate vivere anche voi dei momenti positivi!
Margno (LC), Piano delle Betulle, 22/07/2017

Sono seduta su lastre di roccia rosata ricoperta da licheno d'un verde acceso; del muschi, ormai vecchio, copre fenditure e solchi dove un tempo s'accumulava acqua sorgiva proveniente dall'alto o dal profondo.

Il cielo è nuvolo: il sole compare all'improvviso, riscaldandomi, veloce se ne va poco dopo.
L'aria frizzantina smuove le erbe, trasportando lontano il frinire dei grilli.
Tra loro forse vi è qualche cicala.

Al suolo, una formica rossa trasporta un moscerino morto con le ali dispiegate; poco distante, tra alcune spighe, vedo un grillo d'un colore paglierino, pare seccato dal sole.

Il piccolo insetto muove le zampe posteriori, unendosi al coro dei suoi compagni.

Alcune volte i grilli divengono muti, tutt'intorno cala il silenzio; l'aria attraversa le chiome delle giovani betulle, un fruscio persistente che non vuole cessare.

Mi volto, vacche in lontananza esplorano i pascoli alle alte altitudini; il suono dei campanacci giunge fino a qui.

Bombi ed api popolano i cespugli di erica rosa e bianca, ghiotti del nettare svuotano i piccoli fiori a campana: calici per brindare a tutto questo.


Il terreno è gonfiato da rivoli d'acqua che camminano tra le pietre colorate; immagino di posare i piedi nudi sul muschio presso le pozze: la pressione fa sgorgare il fluido sorgivo, le dita si inumidiscono.

In basso vi è la valle e di fronte altre montagne; la foschia non mi permette di vedere il lago a nord.

Non mi importa di andare oltre con lo sguardo, mi basta stare in questa toppa di mondo: essere per un attimo roccia, sferzata dal vento, immersa tra brughiere ed acquitrini.
Spero vi abbia fatto piacere leggere questo racconto descrittivo, vi sono piaciute le fotografie?
Voi dove siete andati o dove andrete in vacanza?

Ci "leggiamo" lunedì prossimo!

Un bacio,
Erica.


lunedì 24 luglio 2017

Ricordi di un ragazzo del '35 - Checco il corvo


Cari lettori e nuovi visitatori,
oggi un nuovo “Ricordi rubati” è pronto per voi!
La prossima settimana saranno online nuove recensioni e poesie, purtroppo non ho avuto tempo di prepararne altre prima di partire.

Attualmente sto leggendo (e tra poco finendo) “Il peso dei segreti” di Aki Shimazaki edito da Feltrinelli … voi lo avete già letto?

Vi siete persi l’ultimo post? Eccolo QUI!
Non avete ancora letto l'ultima recensione? RIMEDIAMO subito!

Spero possiate apprezzare il racconto.

Ilario Regalin
fine 1960 od inizi anni '70
Milano, Niguarda, Via Val Dossola 2

Da giovane, ero solito esplorare le campagne milanesi in bicicletta od in motorino.
Un giorno, mi recai nei pressi dell'azienda contadina Baronchelli, tutt'oggi ancora presente; tra la vegetazione vidi una piccola sagoma nera ai piedi di un albero, incuriosito mi avvicinai: era un piccolo di corvo probabilmente caduto dal nido.

Decisi di portalo a casa con me. Lo chiamai Checco.

Crescendo, il volatile color pece si affezionò sempre più alla mia persona. Ogni volta che dal balcone del primo piano lo chiamavo accorreva da me.

<< Checco! Checco! Vieni. >>. Di volata tornava a casa, pronto a prendere le sementi dalla mia mano.

Checco si divertiva a cercare i vermi nel terreno del giardino condominiale; i buchi li coprivo e sistemavo io stesso, in modo tale da non infastidire nessun condomino.
L’unica persona contrariata dalla presenza del mio corvo, era un vicino superstizioso: Checco, volando, attraversava il suo balcone ed egli lo credeva un segno di malaugurio.

Oltre a lamentarsi, il suddetto signore minacciava di prendere provvedimenti estremi nei confronti del volatile.
Io, rammaricato e preoccupato per Checco, decisi di metterlo in salvo dall’ignoranza delle persone: lo riportai dove lo avevo trovato, liberandolo nelle campagne nelle quali era nato.
Ora raccontatemi qualcosa voi!
Non avete mai vissuto nessuna avventura?

Alla prossima,
Erica.

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